Al via al terzo ciclo di incontri del personale penitenziario nell’ambito del progetto S.Av.E.L.ove – CuriAMO la Relazione.
Oggi si è conclusa la prima settimana di formazione, giunto al terzo ciclo di incontri, incentrati sul recupero attivo nei contesti complessi. I prossimi incontri si terranno a metà novembre, e termineranno a gennaio, per lasciare spazio alle ultime giornate, focalizzate sull’equilibrio lavoro-famiglia.
L’iniziativa, guidata dalla Fondazione Caritas Salerno in qualità di partner di progetto che ha come capofila la Fondazione della Comunità Salernitana e realizzata con la collaborazione del Provveditorato Regionale Amministrazione Penitenziaria della Regione Campania con la dottoressa Raffaelina Spinelli, si sta svolgendo presso la sede della Caritas Diocesana Salerno-Campagna-Acerno, in via Bastioni 4.
Queste giornate dedicate alla Consapevolezza e autoregolazione per chi lavora sotto pressione sono state condotte da Federico Tubaldi, psicologo militare, psicoterapeuta e responsabile scientifico della piattaforma Centro Stress, in collaborazione con il dottore Alberto Valente, psicologo con competenze nella promozione del benessere nei gruppi e nelle organizzazioni alla guida del percorso formativo.
Esperti del funzionamento ottimale nei contesti complessi della salute, della sicurezza e della difesa, hanno proposto un percorso per recuperare le risorse mobilitate e attenuare l’attivazione non più necessaria. Leggere segnali molteplici, anticipare eventi e gestire possibili minacce comporta infatti un impegno psicofisico che, se prolungato senza adeguato recupero, può ridurre nel tempo la capacità di adattamento.
Partendo dal respiro e dall’ascolto del corpo, ciascuno si è esercitato a focalizzare, spostare e ampliare intenzionalmente l’attenzione, osservando sensazioni ed emozioni legate al lavoro o alla vita privata e riconoscendo reazioni automatiche e strategie abituali di gestione del disagio.
In condizioni protette, gradualità e sostegno competente hanno consentito di esplorare i limiti personali di tolleranza e le zone di sviluppo prossimale: margini di apprendimento in cui sperimentare ulteriori possibilità di autoregolazione. Restare in contatto con ciò che emergeva e modularne l’impatto ha favorito la conoscenza di sé e una maggiore libertà di scelta nelle risposte allo stress.
Il lavoro integrato si è concluso con vissuti di apertura, stabilità e ristoro, attraverso un riequilibrio fra risposte protettive e disponibilità alla relazione. Il recupero attivo è stato così valorizzato come competenza professionale allenabile, a tutela della salute del personale e della qualità del servizio.


a) detrarre dall’imposta lorda il 30% dell’importo donato, fino ad un massimo complessivo annuale pari a 30.000 euro (art. 83, comma 1 del D. Lgs. 3 luglio 2017, n. 117)
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